interviste
"Fuori dal Mucchio", Il Mucchio Selvaggio n. 400, 6-12 giugno
2000
Intervista a cura di Gianluca Polverari
I parmigiani Brother James sono autori di "Lack" (n. 393), un album
dal suono "fisico" che unisce ritmi frenetici a semplici e coinvolgenti
riff di chitarra. La piena riuscita della formula dipende anche dalla buona
amalgama di un trio che sa quel che vuole a livello creativo, una formula post-punk
diretta che crea tensione ma anche incredibile liberazione nei suoi momenti
più esplosivi. Notati dall'etichetta tedesca fiction.friction, i Brother
James hanno ora la possibilità di farsi ascoltare non solo in Italia.
L'idea di spingervi all'ascolto del CD può essere anche stimolata dalle
considerazioni scambiate proprio con i musicisti: Matteo Berghenti (chitarra
e voce), (basso, chitarra e voce) e Rodolfo Villani (batteria
e tastiere).
Il vostro organico ha subito nel tempo varie modifiche.
Avete mai pensato a sciogliervi ogni volta che perdevate un elemento?
Tutte le uscite, anche fondamentali, sono avvenute
serenamente, quasi in maniera naturale. Può sembrare un luogo comune,
ma la verità è che paradossalmente la dipartita di certe persone
ci ha aiutato a crescere: adesso che siamo rimasti in tre, e con un membro
nuovo rispetto alla line-up precedente, siamo un altro gruppo. Ciò
è molto stimolante.
Qual
è l'origine del nome?
È
il titolo di un vecchissimo pezzo dei Sonic Youth, che all'epoca della prima
formazione ci era sembrato "figo" adottare: suonava bene e non aveva
un referente privilegiato. All'inizio qualcuno ci aveva addirittura scambiato
per un gruppo R&B, il che non ci dispiace affatto... Abbiamo poi scoperto
per puro caso che Brother James (alias Jimmy Hastings) era un esponente della
cosiddetta scena di Canterbury, ma questa è una storia che non ci riguarda.
La
vostra musica è aggressiva ma anche delicata. Qual è l'intenzione
dietro i vostri brani?
Creare qualcosa che ci convinca nella sua interezza, indipendentemente dalla volontà
di ricercare un determinato stato emotivo. Divertirsi a suonare in un gruppo
rock and roll. Appagare un'esigenza interiore, profonda, come può essere
anche la pura ricerca del piacere o del divertimento. Tutto il resto, compreso
il mood dei pezzi, è naturale conseguenza di un processo che quasi
mai nasce da un'intenzione consapevole, né tantomeno da pretese intellettuali.
Sia in inglese che in francese esiste un solo verbo per le due azioni "suonare"
e "giocare". Ecco, lo spirito che ci muove è appunto quello
del gioco, della curiosità e della sperimentazione.
Di cosa parlano le liriche?
I
testi non hanno la pretesa di "parlare" per forza di qualche cosa
in particolare, sono semplici descrizioni di situazioni o sensazioni volutamente
indefinite o incomplete. The Pylon, ad esempio, è una specie di racconto
breve un po' enigmatico e in qualche modo incompiuto, come le storielle di
Raymond Carver. Ma che quello che non dice la parola dovrebbe dirlo la musica.
Qual
è, secondo voi, il punto di forza di essere un semplice trio chitarra-basso-batteria?
Questo è il grande segreto del rock'n'roll.
Non so spiegarne i motivi, ma in tre tutto funziona meglio, anche se ciò
costringe a fare molta più attenzione a quello che si suona e forse
in parte limita la libertà di improvvisazione. Compattezza sonora,
equilibrio delle parti, facilità di intesa: ci sono meno teste, e quindi
meno problemi quando si tratta di prendere decisioni, se non altro perché è quasi impossibile lo stallo fra due blocchi
contrapposti.
Come
avete trovato il contratto con la fiction.friction?
Abbiamo
spedito il nostro lavoro e Johannes, il boss, si è dimostrato talmente
interessato da proporci di pubblicarlo per la sua etichetta.
Il
vostro CD è stato realizzato in soli due giorni e dal vivo. Scelta stilistica
o di budget?
Entrambe.
Registrare tutto in due giorni e mixare in una sola session di 24 ore non-stop
è stato un'esigenza economica, perché le spese di studio erano
a nostro carico. Se avessimo avuto a disposizione più soldi ci saremmo
presi più tempo e probabilmente avremmo registrato un pezzo in più,
ma lo avremmo fatto nello stesso identico modo: dal vivo. Comunque sia, i
tempi stretti hanno avuto anche risvolti positivi, perché ci hanno
posto in una situazione di tensione che ha giovato alla nostra resa.
Che importanza
ha avuto per voi la Gamma Pop?
Ci
ha aiutato sin dall'inizio, con la partecipazione alla compilation "Metal
Machine Muzak", ed è indubbio che senza Filippo e compagni non
avremmo probabilmente avuto altre occasioni per farci conoscere, ma nel nostro
caso si è trattato di una collaborazione vera e propria: Giacomo, ad
esempio, ha realizzato il sito Internet dell'etichetta, e la Gamma Pop si
è occupata della promozione italiana di "Lack" e della sua
distribuzione tramite la Wide.
Dopo
le buone recensioni ottenute per questo esordio, ritenete che sia più
difficile convincere ugualmente con un secondo lavoro?
Noi
continueremo a produrre la nostra musica con sincerità e senza compromessi
stilistici, non abbiamo l'onere di dover convincere qualcuno. Se la schiera
di appassionati dovesse aumentare ne saremmo assolutamente contenti, ma in caso contrario non c'è problema: la nostra
è una passione, non un lavoro, e per certi versi è meglio così.
Progetti futuri?
Il
nostro obiettivo per i prossimi mesi è senz'altro quello di suonare
dal vivo il più possibile e continuare a comporre. Per quanto riguarda
i progetti a medio termine, abbiamo del materiale che per vari motivi non
siamo riusciti a includere nel disco e che ci piacerebbe utilizzare in qualche
modo.
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